Atterrata AstroSamantha! E’ la prima donna astronauta italiana

“Sto bene ma quanta fatica!” sono state le prime parole di AstroSanmantha, appena ha toccato terra. Dopo 200 giorni passati sulla Stazione spaziale internazionale e 130 milioni di chilometri percorsi è atterrata nella steppa delKazakistan. Adesso dovrà riabituarsi alla forza di gravità… Ecco la sua storia.

di Simonetta Cotellessa
SAMANTHA

MILANO  – Si chiama Samantha (Cristoforetti)  la prima donna italiana astronauta. Già, prima mai nessuna. E infatti ormai per tutti è diventata AstroSamantha. Dal 23 novembre vive nella Stazione spaziale internazionale (Iss), e con lei sono saliti sulla Soyuz che li ha portati nello spazio anche il il comandante russo Anton Shkaplerov e l’americano Terry Virts, che con il comandante Barry E. Wilmore della Nasa e i russi Aleksandr Samokutyayev ed Elena Serova, diventano adesso l’equipaggio 42 della Iss. I tre piloti atterrati il 23 novembre resteranno nello spazio cinque mesi e mezzo e il ritorno a terra è previsto nel maggio 2015.

Samantha è proprio un fenomeno. Basta guardare a con quanta determinazione ha raggiunto il suo obiettivo di guardare le stelle da vicino. E adesso tutto “è meglio di come me l’aspettavo” ha commentato quando sei ore dopo il lancio dalla base aerospaziale di Baikonur in Kazakistan è arrivata sulla Iss. Per arrivare a questo eccezionale traguardo, ha lavorato duro….

Ha dovuto affrontare lunghissimi periodi di studio e di addestramento. Prima all’Esa dove, nel 2010, assieme a Luca Parmitano ha preso il “patentino” da astronauta. Poi negli Stati Uniti, per sapere tutto quello che servirà sulla sua nuova casa, la Stazione spaziale internazionale. Infine in Russia, sul modulo Soyuz.

Ma una “vacanza” nello spazio era il suo sogno sin da bambina. E Samantha, milanese di 37 anni, ingegnere, pilota e capitano dell’Aeronautica militare italiana, per realizzarlo ha sempre studiato molto.

CHI E’  – Si è laureata a Monaco in ingegneria meccanica con una specializzazione in “Propulsione spaziale e strutture leggere”; ha frequentato l’Ecole Nationale Supérieure de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa e la Mendeleev University of Chemical Technologies a Mosca, dove ha scritto la sua tesi di Master in propellenti solidi per razzi.

Nel 2009 è stata selezionata dall’Agenzia spaziale europea come astronauta fra 8.500 candidati. Ovviamente parla ben cinque lingue correttamente: inglese, francese, tedesco e russo, oltre all’italiano, e ha anche detto di voler imparare il cinese quando tornerà dalla missione. Nonostante tanto studio, tiene molto anche al suo tempo libero: ama fare escursioni a piedi, immersioni ed esplorare grotte; adora il nuoto, la corsa, il sollevamento pesi e lo yoga. Le piacciono il ballo e la lettura. Non è un caso, infatti, che tra i pochi souvenir che potrà riportare dallo spazio ci sono ben 500 piccolissimi libri di carta.

COSA FARA’ – Sarà il tecnico e anche la cavia di parecchi progetti di ricerca scientifica. Su di lei e con lei verranno studiati dai problemi di invecchiamento della pelle ai disturbi del sonno, all’osteoporosi. Con una stampante tridimensionale Samantha cercherà di capire come riprodurre direttamente nello spazio un componente che va riparato e con una macchina del caffè studierà la meccanica dei fluidi e la gestione di alte pressioni e alte temperature in ambiente spaziale: non è facile fare un espresso perfetto in assenza di gravità.

Insomma, per sei mesi, il suo cervello e il suo corpo saranno a disposizione della scienza e dell’innovazione.

Ma come saranno i giorni di Samantha? Cosa fa un astronauta quando non è impegnato negli esperimenti?
Intanto, vive in uno spazio molto piccolo, in cui tutto è condiviso. La parte abitabile della Stazione internazionale, infatti, è come un appartamento di sei stanze con due bagni, e una palestra. Poi c’è la “cupola”, la parte con la vista sullo spazio a 360°. Ecco perché tutto è ottimizzato, tutto è perfettamente incastrato, e quindi gli astronauti possono ritrovarsi continuamente fianco a fianco per due motivi del tutto differenti: per mangiare, fare foto e riparare uno strumento, contemporaneamente.

L’aria viene riciclata al 100% e la principale fonte di ossigeno è l’elettrolisi dell’acqua (ossia l’acqua viene scomposta con la corrente elettrica in ossigeno e idrogeno gassosi).
Anche l’acqua viene ovviamente riciclata al 100%. Questo significa che la stessa urina viene opportunamente purificata e ricomincia il ciclo, ossia ritorna acqua. I rifiuti solidi, invece, vengono immagazzinati in attesa di essere caricati sulla prossima navicella che sarà inviata con i rifornimenti. Insomma, non è proprio tutto “green”, ma quasi. Ad esempio l’energia utilizzata è solare, grazie a pannelli che ruotano continuamente in funzione del Sole.

Il cibo, invece, è proprio “terrestre”, anche perché un buon piatto casalingo abbatte la nostalgia. Ecco allora, che gli chef dello spazio, che sono torinesi, hanno organizzato piatti che almeno quanto a profumo e sapore non hanno nulla da inviare a quelli fatti a casa. In particolare, questi super-specialisti per Samantha hanno studiato piatti sani, gustosi, ma anche leggeri e di qualità. Via dunque sale e zucchero, sì a parmigiano, spezie e aromi.
Niente pane, ma speciali cialde di cereali o barrette energetiche, anche perché le briciole potrebbero essere alquanto fastidiose da eliminare in assenza di gravità. Sì a frutti di bosco, mele, Quinoa e sgombro alle spezie e alle erbe aromatiche. E poi verdure, pollo, riso integrale, anche se super-sterilizzati. Non mancano la zuppa di legumi e Presìdi Slow Food con piattella canavesana, lenticchia di Ustica, fava di Carpino e cece nero della Murgia: la “cambusa di Samantha” è rigorosamente made in Italy.

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