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Da zero a cento. Come cambiano le età della vita

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di Domizia Carafoli

MILANO – Un bambino è un bambino. Un adolescente è un adolescente. Un vecchio è un vecchio. Da sempre è così. Ma ne siamo davvero sicuri?

Se per un miracolo potessimo essere trasportati indietro nel tempo fino all’inizio del secolo scorso (il Novecento), potremmo constatare che le età della vita sono molto, molto cambiate da allora.

Scopriremmo per esempio che cento anni fa si smetteva di essere bambini molto prima di adesso. E che un ragazzo di diciassette anni – oggi considerato nel pieno dell’adolescenza – a quel tempo era già ritenuto un giovane uomo. Era normale che una ragazza si sposasse a sedici o anche a quindici anni. In quanto alla vecchiaia, poi, spostata sempre più avanti, in quale età della vita oggi si colloca?

Queste ed altre interessantissime cose potrete scoprire alla mostra “Da zero a cento. Le nuove età della vita” a cura di Giovanni Carrada e Cristina Perrella, aperta fino al 1 aprile alla Triennale di Milano (viale Alemagna 6 – tel/fax 02.89457979 – dazeroacento-prenotazioni@golinellifondazione.org) dove arte e scienza si mescolano per raccontare quella cosa meravigliosa che è la vita umana.

L’INFANZIA Quando di parla di un bambino, si parte da quell’esserino urlante (avete presente il nuovo fratellino?) appena uscito dalla pancia della mamma. Ma un bambino comincia ad essere tale già “nella” pancia della mamma e le condizioni di vita della mamma – la sua salute, il suo cibo, il suo stress, la sua felicità o la sua insicurezza – sono fondamentali per il futuro del bambino stesso, per il suo carattere, per le sue future malattie.

Oggi lo si sa con certezza, ma più di tutti i dati scientifici lo spiega una poetica immagine dell’artista messicano Gabriel Orozco. Che cos’è quella cosa rotonda e rosea che emerge dall’acqua? Un uovo, un’isoletta? No, è la pancia della moglie dell’artista in attesa del figlio Simon, nella vasca da bagno. Simon è già lì dentro ed è già come sarà in futuro e infatti la fotografia si intitola “L’isola di Simon”.

IL GIOCO I bambini hanno sempre giocato ma nel tempo il gioco è mutato. Anche se rimane un momento fondamentale dell’infanzia. Lo raccontano due belle installazioni. La prima,dell’inglese Martin Creed, è un insieme di palle, palline e palloni, di forme e materiali diversi, abbandonate in una stanza e con le quali ciascun visitatore può giocare. Nella seconda, del milanese Marcello Maloberti, un bambino (vero) seduto per terra ritaglia silenziosamente immagini di montagne che si spargono intorno a lui. Un gioco antico, quello di ritagliare figurine, ma anche un simbolo dello scorrere rapido della vita di fronte alla lentezza dei tempi geologici delle montagne. Ma oggi i bambini giocano in altro modo ed ecco le fotografie bellissime del giovane saudita Evan Baden (“The Illuminati” ne vedete una nella foto qui sopra) che mostrano bambini in rapporto ai dispositivi digitali (computer, Ipod, Playstation, Smartphone) con i quali trascorrono sempre più tempo. Illuminati solo dalla luce del display, sembrano immersi in un’atmosfera magica.

IL LAVORO Oggi sentite parlare tanto di lavoro, di perdita del lavoro, di difficoltà a trovare il primo lavoro. Per molti ragazzi, poi, il lavoro assume dei connotati di costrizione e di noia. Ma il lavoro è anche l’espressione più vera dell’energia umana. Lo dimostra l’artista albanese Adrian Paci con un bellissimo video girato in Albania sulla piazza di una città dove siedono diversi uomini disoccupati in attesa. A un certo punto ogni uomo accende una lampadina tramite un generatore elettrico e la scena si trasforma via via in una costellazione di luci, simbolo dell’energia che ogni uomo ha in sé.

LA VECCHIAIA – Quel signore vivace e attivo con il quale sciate o andate in bicicletta la domenica, cento anni fa sarebbe stato un nonno austero, poco disposto a giocare e molto a farsi obbedire. Un “vecchio” insomma. Invece oggi è tale quale il protagonista del video del newyorchese John Pilson nel quale un “nonno” di una sessantina d’anni lavora, gioca a tennis, va al ristorante, al cinema, guida, nuota, va a farsi i massaggi, passeggia nel parco, incurante di una figurina nera che ogni tanto lo tocca sulla spalla con una mano adunca. È la morte, ma l’uomo non le bada. Può aspettare, oggi c’è molto più tempo per vivere.

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