Il giudice Borsellino ucciso 20 anni fa dalla mafia

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Palermo – «Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta». Sono parole di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia  il 19 luglio 1992 a Palermo solo 54 giorni dopo il suo collega e amico Giovanni Falcone ucciso anche lui dalla mafia il 23 maggio 1992. Eccoli insieme nella foto. Sono passati 20 anni da quella terribile strage. Tante  le manifestazioni per ricordare i magistrati che, pur sapendo di essere nel mirino della mafia, continuò a lavorare in nome della giustizia e della legalità. 

Che cosa successe 20 anni fa –  Il 23 maggio 1992 sull’autostrada A29 vicino allo svincolo di Capaci aveva perso la vita Giovanni Falcone. Il giudice Falcone con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta stavano rientrando da Roma e viaggiavano in auto sull’autostrada verso Palermo. Ed è proprio qui che la mafia aveva piazzato una carica di cinque quintali di tritolo, posizionata in una galleria scavata sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine. Un’esplosione terribile che ha aperto una voragine sulla strada e ucciso il giudice Falcone e la moglie con tre agenti della scorta Vito Schifano, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Chi erano Falcone e Borsellino – I due giudici erano entrambi magistrati che facevano parte del  pool anti mafia costituito a Palermo nel 1980 per combattere Cosa Nostra. 

Nel 1985 i due giudici furono trasferiti per sicurezza nella foresteria del carcere dell’Asinara dove iniziarono a scrivere l’istruttoria per quello che sarà poi chiamato il maxi processo che manda alla sbarra ben 475 imputati. E’ la prima volta che lo Stato fa sentire la sua voce forte contro la mafia e lo fa grazie soprattutto ai due magistrati. Il maxi processo produrrà 360 condanne per 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare. Falcone e Borsellino non hanno mai smesso di combattere contro cosa Nostra ben sapendo che questo avrebbe messo a rischio la loro stessa vita. “Gli uomini passano – disse una volta Giovanni Falconema le idee restano. Restano le tensioni morali che continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.


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