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Il naufragio della nave Concordia: come è successo?

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 ISOLA DEL GIGLIO – La sera del 13 gennaio 2012, mentre la nave Costa Concordia stava effettuando una crociera nel Mediterraneo con partenza da Civitavecchia e scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma, Cagliari, Palermo, ha urtato tra le 21.40 gli scogli a 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio, provocando uno squarcio di 70 metri nello scafo. L’urto ha causato diversi morti (al momento il bilancio ufficiale è di 11 vittime), alcuni feriti e numerosi dispersi (al momento 24), con l’evacuazione totale delle 4229 persone a bordo della nave tra equipaggio e passeggeri.

I testimoni a bordo della nave hanno riferito che la luce è andata via, la nave ha cominciato a imbarcare acqua e a inclinarsi mentre avvenivano i soccorsi.

La nave, inclinata di circa 80 gradi su una secca di Punta Gabbianara, ha reso le operazioni di evacuazione estremamente difficoltose, affondando parzialmente il giorno seguente. I passeggeri sono stati evacuati, in parte dall’equipaggio e per il resto da imbarcazioni civili, tra i quali un traghetto della Toremar presente a Porto Santo Stefano, e mezzi di pattuglia italiani intervenuti.

L’ARRESTO DEL COMANDANTE Il comandante Francesco Schettino è stato prima sottoposto a fermo giudiziario e poi arrestato per essere volontariamente passato troppo vicino alla costa e per avere abbandonato l’imbarcazione mentre i passeggeri erano ancora a bordo. La legge del mare impone, infatti, che il capitano sia l’ultimo ad abbandonare una nave in difficoltà. Dall’inchiesta della Guardia costiera di Livorno risulta che ci fu ammutinamento negli attimi concitati del naufragio. Quando era chiaro che la nave stava naufragando, alcuni ufficiali avrebbero sollecitato il comandante Francesco Schettino a dare l’allarme e a ordinare l’abbandono della Concordia, e di dare avvio all’evacuazione con le scialuppe. Il comandante avrebbe tergiversato, impegnato al telefono con la compagnia e allora il suo vice, spalleggiato da alcuni ufficiali avrebbero dato autonomamente il via alle operazioni di evacuazione. Le operazioni sono iniziate alle 22.45, quindi circa un quarto d’ora prima della comunicazione dell”abbandono nave” lanciata dal capitano Schettino.  Non è la prima volta che la Costa Concordia resta coinvolta in un incidente.

L’INCHINO
Pare che il comandante Francesco Schettino sia voluto passare molto vicino all’Isola del Giglio per il classico “inchino”. Così si definisce l’omaggio a uno dei componenti dell’equipaggio. In questo caso era in onore del capo maitre Antonello Tievoli, oltre che un omaggio a Mario Palombo: una leggenda tra i comandanti della Costa crociere.

IL RISCHIO AMBIENTALE C’è poi il timore del disastro ambientale. Nei serbatoi del relitto ci sono oltre 2300 tonnellate di carburante. L’altra grande paura è che la Concordia si sposti e precipiti dal gradino di 37 metri su cui è appoggiata, inabissandosi a 70 metri. “Verrà dichiarato lo stato d’emergenza per consentire di organizzare e attuare le misure necessarie in tempi rapidi per far fronte al rischio di dispersione in mare delle oltre duemila tonnellate di carburante stivate nei serbatoi”,, ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini.  Per trovare i dispersi ed evitare d’inquinare il mare dell’Argentario si corre contro il tempo, sia di giorno che di notte.

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