Per i ragazzi dagli 8 anni in su che non si accontentano della tivù !

Expo. La verdura dell’Arcimboldo? Quella sì che mi piace!

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di  Domizia Carafoli

MILANO – La verdura non mi piace! Quanti di voi hanno ripetuto questa frase alla mamma che vi metteva di fronte un piatto di carote o di peperoni o di melanzane? E nessuno di voi si è soffermato sul fatto che i peperoni rossi e gialli, le carote arancione, le melanzane violette, i ciuffi verdissimi di insalata sono belli, belli come sono belli i fiori, belli come opere d’arte.Voi ragazzi non ci avete pensato, ma tanti tanti anni fa, anzi cinque secoli fa, un pittore italiano scoprì la bellezza degli ortaggi e decise di farne i protagonisti dei suoi quadri. Ma non per dipingerli in grandi composizioni (quel genere di pittura che viene definito “natura morta”) bensì trasformandoli in volti umani.

Avete mai messo una carota sul pupazzo di neve per fare il naso? Be’, Giuseppe Arcimboldo – questo il suo nome – dipingeva uomini e donne letteralmente “costruiti” con frutti, ortaggi e fiori. La cosa più sorprendente è che nei suoi quadri i peperoni, le zucchine, le mele, le noci sono perfettamente riconoscibili ma contemporaneamente si trasformano in occhi, nasi, fronti, bocche, insomma in fisionomie umane. E così abbiamo cavalieri con elmi di melanzane, cortigiani con collari di asparagi, ma anche dame con occhi di gamberetti e persino un libraio con la faccia fatta… di libri.

Chi era – Giuseppe Arcimboldo era nato a Milano nel 1527 e dopo avere lavorato per preparare i disegni per le vetrate del Duomo, si trasferì a Vienna alla corte degli Asburgo. Divenne subito il favorito dell’imperatore Massimiliano II e poi del successore Rodolfo II che seguì a Praga e che rappresentò come Vertunno – il dio latino delle stagioni – mettendogli una pera al posto del naso e due asparagi come baffi (lo vedete nella foto): a formare il ritratto dell’imperatore erano infatti i frutti e gli ortaggi delle quattro stagioni.
Per la corte imperiale l’Arcimboldo non dipingeva soltanto i suoi originalissimi quadri ma allestiva anche giochi, mascherate, cortei fantastici in quello spirito di grande creatività e di lusso che distingueva le corti europee del Cinquecento. In premio l’imperatore Rodolfo lo nominò “conte palatino”, cioè lo chiamò a far parte dei nobiluomini a lui più vicini.

Nel 1583 l’Arcimboldo ottenne di poter tornare nella sua Milano dove morì nel 1593.

La sua arte fu un po’ dimenticata nei secoli successivi, ma venne riscoperta nel Novecento, quando salì alla ribalta la pittura “surrealista” che prediligeva i soggetti fantastici. Ora questo singolare artista viene celebrato da Expo. A lui infatti si ispira la mascotte Foody

1 commento… add one
  • Sono una ragazza e ho 14 anni. In generale mangio tutti i giorni la frutta oppure le verdure. Mia mamma cucina bene, mi fa la pasta con il sugo, le lasagne e il brodo. Mangio di tutto perché quando ero piccolina mio papà mi faceva assaggiare tutto…

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