Scoperto un pianeta che può ospitare la vita

Kepler-22bMILANO – Si chiama Kepler-22b il pianeta più simile alla Terra ed è stato individuato dalla Nasa a 600 anni luce da noi. Si trova a una distanza dal suo Sole, molto simile al nostro, tale da poter avere acqua allo stato liquido: un raggio due volte e mezzo più grande e un anno di 290 giorni; sono le caratteristiche che lo rendono il miglior candidato conosciuto per ospitare la vita. La temperatura in superficie è gradevole (circa 22 gradi) consentendo lo scorrere dell’acqua, l’anno è un po’ più breve del nostro e la distanza dalla stella-madre Kepler-22 della stessa specie del Sole (anche se più piccola), è leggermente inferiore (del 15 per cento) di quella che ci separa dal Sole. Insomma è proprio nel mezzo di quella «fascia abitabile» dove un gemello del nostro pianeta azzurro può spuntare.

La ricerca, realizzata da un gruppo di ricercatori della Nasa e pubblicata su The Astrophysical Journal, è «una pietra miliare lungo la strada per trovare il gemello della Terra», secondo Douglas Hudgins, uno responsabili Nasa della missione Kepler, un programma per la ricerca di pianeti al di fuori del
sistema solare.

Anche se i ricercatori non hanno potuto ancora appurare se Kepler-22b abbia una composizione di genere rocciosa, come Terra o Marte, oppure gassosa, come Giove o Nettuno, la sua individuazione è un importantissimo passo in avanti verso la ricerca di pianeti simili alla Terra.

La presenza di acqua liquida è una delle caratteristiche ritenute più importanti per poter ospitare la vita ma mantenere una grande quantità d’acqua in forma liquida è una condizione ritenuta “difficile”, in quanto dipende da una combinazione di molti diversi fattori di cui il più importante è la sua orbita in una ben limitata distanza dalla sua stella.

«Siamo stati molto fortunati a identificare questo corpo celeste», ha spiegato William Borucki, uno dei responsabili di Kepler al Centro di Ricerca Ames a Moffett Field, in California. «Abbiamo osservato il suo transito appena tre giorni dopo aver iniziato le osservazioni».

Lo strumento principale del satellite Kepler è infatti uno sensibilissimo fotometro in grado di misurare le piccole variazioni della luminosità delle stelle lontane causate dell’eventuale transito (e quindi parziale oscuramento) di possibili pianeti. Gli astronomi riescono a scovare un pianeta extrasolare in vari modi. Quello adottato dal telescopio Keplero misura il lieve indebolimento della luce stellare quando il corpo planetario transita davanti alla stella. Data la delicatezza della misura è ovvio che un passaggio non basta. La regola è che almeno per tre volte si verifichi lo stesso effetto di affievolimento. Kepler-22b venne scoperto nel 2009, pochi giorni dopo che l’osservatorio era entrato in attività. Ma il team degli scienziati per trovare conferma impiegano anche un gruppo di telescopi terrestri e un ulteriore satellite della Nasa, lo Spitzer Space Telescope. Due altri piccoli pianeti in orbita a stelle più piccole e più fredde del Sole erano stati di recente confermati ma questi si trovano ai limiti della zona abitabile, analogamente a quanto accade nel nostro sistema solare al più vicino Venere e al più lontano Marte, rispetto alla Terra.

La missione Kepler, lanciata dall’agenzia spaziale americana nel 2009, deve il nome al celebre astronomo Johannes Kepler autore delle leggi del moto dei pianeti ha identificato altri 54 “candidati” pianeti che orbiterebbero nella fascia abitabile. Kepler 22b è però il primo tra questi la cui orbita è stata confermata anche da telecopi e osservatori da terra.

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