“per ragazzi dagli 8 anni in su che non si accontentano della tv!”

Addio buste di plastica, ora siete fuorilegge

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di Serena Coppetti

perché se ne parla
Dal 1 gennaio 2018 le buste  biodegradabili e compostabili hanno sostituito  i sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri usati per prodotti come frutta, verdura, carni e sono a  pagamento.


MILANO – Per far sì che una busta di plastica si distrugga sapete quanto tempo occorre? Dai cento ai mille anni. Ecco perché dal primo gennaio 2018 in Italia è stato deciso che le buste di plastica, quelle per intendersi del supermercato utilizzate per la frutta e la verdura, sono diventate fuori legge. Non possono più essere utilizzate. Sono state sostituite da quelle fatte di un materiale diverso, biodegradabile. Gli shopper in plastica erano stati introdotti nel 1957 negli Stati Uniti.
Secondo il Wwf che si è battuto perché le buste di plastica fossero eliminate sono 1,9 i milioni di chili di plastica che finiscono ogni ora negli oceani della Terra dove vengono scambiati per cibo da diverse specie marine, specie di quelle che si nutrono di meduse o calamari che assomigliano ai sacchi di plastica quando galleggiano in acqua.

Tra le specie minacciate soprattutto le tartarughe marine e i mammiferi marini.

Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente sarebbero ben 49 le specie di mammiferi marini a rischio per ingestione di rifiuti plastici.
A Gaiman in Argentina c’è un parco (lo vedete nella foto) fatto con bottiglie di plastica, lattine ritagliate che creano aiuole, fiori, alberi…

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Allarme ozono, al Polo nord c’è un buco da record!

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Le_punte_degli_alberiGINEVRA – Sull’Artico il buco dell’ozono è sempre più… bucato! L’allarme è dell’Esa, l’agenzia spaziale europea. Posto a 25 chilometri dalla superficie terrestre l’ozono ha il compito di filtrare i raggi che arrivano dal sole (ultravioletti), proteggendo così gli organismi viventi, gli uomini, ma anche le piante e gli animali. Un’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti non solo può creare gravi malattie alla pelle (melanomi) ma può inibire la fotosintesi e fitoplancton, alla base della catena alimentare marina. Invece ora lo strato è diventato molto sottile.

Gli scienziati sono al lavoro per capire cosa è successo. Secondo l’Esa la colpa è dei “vortici polari” una circolazione dei venti che avrebbe portato via ozono dal polo nord per trasportarlo a tropici. Secondo l’Organizzazione mondiale metereologica sarebbe invece colpa anche nostra, per la persistenza nell’atmosfera di sostanze nocive.

Buco dell’ozono, effetto serra, ma che pasticcio! Si potrà mai bucare l’aria? Che c’entra la serra come quella dei fiori sul terrazzo, con i gas? E poi quali gas? Se avete voglia di capirci qualcosa partiamo! Anche perchè oggi sappiamo che le nostre azioni possono provocare effetti sul cambiamento del clima.

Che cos’è il  “buco dell’ozono” ? E’  stato scoperto nella prima metà degli anni ’80, quando un gruppo di ricercatori, analizzando i dati raccolti dal satellite in tanti anni, si accorsero della rapida diminuzione della concentrazione del gas nella stratosfera antartica. Era infatti crollata del 40 per cento tra il 1975 e il 1984. Si iniziò a parlare di “buco”, anche se in realtà si tratta dell’assottigliamento dello strato che l’ozono forma ad alcuni chilometri di altezza, svolgendo un ruolo di equilibrio per la biosfera. Gli scienziati si resero conto che la colpa era soprattutto dei CFC i Clorofluorocarburi, sostanze artificiali utilizzate dall’uomo a partire dagli anni ’30 del secolo scorso. Si trovavano soprattutto nelle bombolette spray e anche nei cicli di raffreddamento… Nel giro di pochi anni si arrivò al Protocollo di Montreal (1987) per limitare l’uso dei Cfc e di altre sostanze similari e poi all’inizio degli anni ’90 si decise la la messa la bando.

E l’effetto serra? Gli scienziati oggi pensano che che il riscaldamento del clima sia dovuto alla maggiore concentrazione di gas ad effetto serra che intrappola il calore nell’atmosfera. E noi uomini siamo i responsabili.

Come funziona l’effetto serra?

I raggi del Sole riscaldano la superficie della Terra. Dalla Terra poi il calore si diffonde di nuovo risalendo. I raggi (quelli che risalgono dalla Terra si chiamano “infrarossi”) attraversano l’atmosfera che si comporta proprio come una serra: lascia passare la luce e trattiene parte del calore. E’ un effetto naturale (dovuto soprattutto al “vapore acqueo”) grazie al quale la temperatura  media del pianeta è di 15 gradi circa. Se così non fosse saremmo sempre al freddo: 18 gradi sotto zero, dicono gli esperti. Ma tutte le attività dell’uomo stanno aggiungendo all’atmosfera i “gas” che aumentano l’effetto serra e di conseguenza riscaldano il pianeta. Più di quanto servirebbe!

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Un piccolo-grande grado in più
Nell’ultimo secolo in Europa la temperatura è aumentata di 1 grado. Che sarà mai? direte voi… Invece un gruppo di esperti che sta lavorando a questo problema per le Nazioni Unite prevede che entro il 2100 se non riusciamo a cambiare le cose la temperatura aumenterà fra 1,8 e 4 gradi, che possono diventare 6,4 nella peggiore delle ipotesi. Beh, pensate che nell’era glaciale (ben 12mila anni fa) la temperatura era di soli 5 gradi inferiore a quella di oggi e l’Europa era ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio. Cosa succederà dunque  al nostro pianeta se la temperatura si alza ancora?

Cosa sta già succedendo
– I ghiacciai dei Poli si sciolgono – Gli esperti ritengono che il 75 per cento dei ghiacciai situati sulle Alpi svizzere scomparirà entro il 2050
– i mari si alzano: nel corso dell’ultimo secolo si sono già innalzati di 12-22 centimetri
– la natura si scatena, alluvioni, ondate di calore, siccità, bombe d’acqua
– la natura è minacciata: animali e piante non riescono ad adattarsi al cambiamento del loro habitat

COSA PUOI FARE TU Abbassare di appena un  grado il riscaldamento in casa può ridurre drasticamente il calore nell’atmosfera 300 chili di Co2
– Spegni le luci quando non ti servono. Pensa, solo 5 lampadine possono evitare l’immissione di 400 chili di Co2 ogni anno. Computer e tv non devono stare in stand by
– Riciclare i rifiuti, fare la raccolta differenziata. Quando fai la brutta copia gira i fogli usati: sai che per ogni tonnellata di carta riciclata si saranno salvati 17 alberi!
– usate mezzi pubblici o camminate a piedi

PER SAPERNE DI PIU’ C’è un libretto facile e veloce da leggere. Si intitola “L’atmosfera e l’effetto serra” di Valérie Masson-Delmotte e Marc Delmotte (ed. Dedalo). Un nonno scienziato spiega ai due nipotini curiosi Carlo e Giulia tutti i segreti dell’aria, dei gas…

ATTENZIONE!!! >Ti sei accorto che abbiamo parlato di due diversi tipi di raggi: “ultravioletti” e infrarossi. Sono raggi entrambi ma non sono la stessa cosa…Hai capito la differenza?

Tartaruga defeca 74 oggetti di plastica

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tartaruga1ROMA – Una tartaruga marina verde ha ingoiato così tanto materiale inquinante scambiandolo per cibo che ha rilasciato plastica per oltre un mese. Salvata dai ricercatori che le hanno estratto un grosso pezzo di plastica dal tratto gastrointestinale, la tartaruga da quel momento in poi ha defecato 74 diversi oggetti inclusi quattro tipi di palloncini in lattice, cinque diversi tipi di stringhe, nove diversi tipi di plastica morbida, quattro diversi tipi di plastica dura, un pezzo di materiale simile ad un tappeto e due palle di catrame di grandi dimensioni… La storia è stata presentata in occasione dalla quinta International Marine Debris Conference di Honolulu, dove è stata messa in evidenza come la massiccia presenza di plastica nelle acque del mare metta in serio pericolo le sorti delle testuggini marine.

 

Scoperta! Nel nostro mare c’è un’isola di spazzatura…

ROMA Nel Mediterraneo galleggiano 500 tonnellate di rifiuti plastici. Per darvi un’idea è come se fossero cento elefanti uno vicino all’altro! Si tratta soprattutto di sacchetti di plastica con una tale concentrazione che supera addirittura quella delle “isole di plastica” scoperte nell’Atlantico e nel Pacifico.
La fonte – Il dato fa parte del dossier preparato da Arpa Toscana e Emilia e Lombardia e Legambiente.
A pesca di.. sacchetti! Basta pensare che secondo il monitoraggio effettuato nell’arcipelago toscano in un’ora sono stati prelevati dai pescatori con reti a strascico 4 kg di rifiuti, di cui il 73% costituito da materiale plastico, soprattutto sacchetti.
Nel Pacifico un “continente” fatto di rifiuti – Gli scienziati lo chiamano “vortice di spazzatura” e si trova nell’Oceano Pacifico. E’ una gigantesca isola fatta di rifiuti di plastica. Quasi quattro tonnellate di sporcizia che le correnti anno dopo anno spingono nello stesso punto.
Oggi ha un diametro di circa 2500 chilometri, due volte la lunghezza dell’Italia. E’ profonda 30 metri come un palazzo di dieci piani.

Sai che i rifiuti nel mare sono una delle minacce che mettono in pericolo la vita di tanti animali? Sono oltre 40 le specie a rischio che scambiano i sacchetti di plastica per cibo....

Il maglione per sciare? E’ fatto di spazzatura

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vasche_rifiutiOgni anno ciascuno di noi potrebbe riempire con i suoi rifiuti 160 vasche da bagno!

MILANO – Lo sapevi che bastano quindici bottiglie di plastica per realizzare un maglione di pile? La plastica che buttiamo se lavorata nel modo giusto può trasformarsi in molte cose: una felpa, un costume da bagno, una panchina.

In un anno ciascuno di noi produce circa 350 chili di rifiuti, più o meno un chilo al giorno. Non è tanto una questione di peso quanto di ingombro: una sola persona riesce infatti a riempire di immondizia circa 160 vasche da bagno all’anno. Vi mai chiesti dove finiscono i sacchetti della spazzatura una volta usciti da casa? A voi pare solo un piccolo sacchetto invece provate a pensare di mettere insieme tutti sacchetti della pattumiera dei vostri compagni di classe, della scuola poi di tutte le scuole della città… Oggi produciamo sempre più rifiuti e non è facile sbarazzarcene senza provocare danni all’ambiente.

In natura il “rifiuto” non esiste: gli scarti se sono naturali vengono riassorbiti dall’ambiente e rimessi in circolo. E’ la lezione che dobbiamo imparare anche noi producendo sempre più oggetti biodegradabili. Intanto seguiamo le regole della raccolta differenziata che è il sistema più facile e veloce per contribuire a salvare il nostro pianeta.

La regola delle quattro “R”

RIDUZIONE – produrre meno spazzatura possibile

RIUTILIZZO – cercare di far durare più a lungo ciò che utilizziamo

RECUPERO – raccogliere separatamente i vari materiali

RICICLARE  – trasformare la spazzatura in nuovi oggetti