“per ragazzi dagli 8 anni in su che non si accontentano della tv!”

Sfida la neve per andare a scuola

E’ arrivato a scuola con i capelli trasformati in ghiaccioli, le guance arrossate dal freddo, gli occhi lucidi ma anche un bel sorriso. Il  preside della scuola gli ha scattato una foto (la vedete qui sopra) e quell’immagine ha fatto il giro del mondo.

Quel bambino si chiama Wang Manfu, (“pieno di felicità” è il significato del suo nome),  ha appena 10 anni e ogni mattina esce di casa un’ora prima dell’inizio delle lezioni e, a piedi percorre 4,5 chilometri per arrivare alla sua scuola di Zhaotong Cityuna, nella campagna cinese.
Il piccolo Wang non ha la sciarpa né i guanti anche se il termometro segna 9 gradi sotto zero e la strada che deve percorrere è coperta di neve. Eppure a una tv locale che lo ha intervistato ha detto che “Non è così faticoso….” mostrando le mani rovinate dal freddo.

Manfu è stato soprannominato “Fiocco di neve” . Come lui in Cina ci sono 61 milioni di bambini “liushou”, cioè letteralmente “lasciati indietro”.  Abitano nei poverissimi villaggi della campagna cinese, vengono  affidati ai nonni, mentre i genitori lavorano nelle grandi, a centinaia o migliaia di chilometri di distanza.

Il preside ha voluto diffondere la foto proprio per denunciare le condizioni in cui sono costretti a vivere tanti bambini. E’ partita una campagna di raccolta fondi organizzata dalle associazioni di volontariato dello Yunnan che ha raccolto oltre 15mila dollari per  la scuola che fin qui non ne aveva abbastanza neppure per il riscaldamento.

Pensateci domattina quando vi svegliate per andare a scuola… Fiocco di neve ha detto che nonostante tutto la scuola gli piace e da grande sogna di fare l’Università a Pechino.

 

 

 

E dopo Pinocchio cosa fa?

pinocchio

L’emozione della lettura di un libro, accompagnata dall’ispirazione di una diversa storia possibile e dalla creatività necessaria per scrivere un finale alternativo: come si concluderebbe il Dottor Zivago se questi riuscisse a ricongiungersi con l’amata Lara? E come proseguirebbe Rosso Malpelo se il giovane minatore tornasse dall’esplorazione della galleria? Quali nuove avventure potrebbero vedere come protagonista Oliver Twist o Pinocchio?

Saranno gli alunni delle scuole medie milanesi a deciderlo. Dopo il successo delle prime due edizioni, torna anche quest’anno ‘Maggio LaB’, il concorso letterario per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado della città, promosso da Coop Lombardia con il patrocinio del Comune di Milano per stimolare l’interesse alla lettura, l’attitudine alla scrittura e le doti di creatività dei ragazzi.

Gli studenti partecipanti potranno scegliere e riassumere, tra i libri di narrativa letti nel corso degli ultimi dodici mesi, il loro testo preferito, motivandone la scelta e reinventando e riscrivendo la parte conclusiva del racconto.

Come iscriversi I docenti delle singole classi interessate dovranno presentare domanda di adesione al concorso entro il 27 gennaio (http://www.partecipacoop.org/maggiolab-2018/.) Saranno ammessi a partecipare un numero massimo di tre elaborati per ogni classe che dovranno essere inviati a Coop Lombardia entro il 23 marzo 2018. Un’apposita commissione, composta da docenti esperti in materie letterarie, sceglierà i tre testi migliori per originalità, creatività, correttezza e forma. Durante la cerimonia di premiazione, che si svolgerà a maggio a Palazzo Marino, gli elaborati saranno letti pubblicamente da attori professionisti e gli studenti vincitori saranno premiati insieme alle proprie classi con buoni del valore di 100 euro per l’acquisto di libri e cancelleria presso i supermercati Coop Lombardia.

“È un’iniziativa che trovo bellissima – dichiara la vicesindaco e assessore all’Educazione Anna Scavuzzo – perché avvicina i ragazzi alla letteratura e la propone come una creatura viva, in grado di cambiare insieme ai lettori, di interagire con le loro vite e finanche di cambiarle in meglio come un buon libro può fare, soprattutto negli anni formativi della scuola media. Sono sicura che anche in questa edizione saranno migliaia i ragazzi che vorranno partecipare a Maggio LaB”.

“Libreriamo” la lettura a scuola

fogliettone

fogliettone
di Simonetta Cotellessa
MILANO – Chissà se è vero che il libro è “l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”. Chissà se questi tre giorni speciali, organizzati per la fine di ottobre, quando valanghe di libri entreranno nelle scuole, coinvolgendo ragazzi e insegnanti, dimostreranno che quella di Ennio Flaiano, scrittore con il gusto di inventare motti e sentenze, non era un’esagerazione.

Saranno tre giorni “speciali”, appunto, perché nelle scuole che hanno aderito al progetto Libriamoci (promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – con il Centro per il libro e la lettura – e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con la Direzione Generale per lo studente) entreranno scrittori, attori, personaggi dello spettacolo, giornalisti e così via, per parlare di libri. Per leggere ad alta voce. Per coinvolgere. Per trasmettere, se possibile, l’amore per la lettura.

L’iniziativa si svolgerà il 29, 30 e 31 ottobre. Ovviamente non sarà una gara, nessuno darà voti, ma tutti potranno raccontare il proprio libro preferito e ascoltare chi di libri se ne intende un po’ di più. Perché l’obiettivo è semplice ma contemporaneamente ambizioso: diffondere il piacere della lettura tra i ragazzi e di sottolinearne l’utilità per la crescita sociale e personale, sia grazie all’esperienza diretta con i testi che attraverso l’ascolto e il confronto con insegnanti e compagni.

E, allora, cominciamo subito: qual è il vostro libro preferito? E perché?

Centomila ragazzi lasciano la scuola

scuola

scuolaMILANO – L′Italia è tra i primi paesi dell′Ocse per abbandono scolastico dei minori. L′allarme è stato lanciato dall′Unicef .

In Italia il fenomeno dell′abbandono scolastico è molto diffuso, siamo ai livelli più alti in Europa, si tratta di una situazione molto pericolosa che va tenuta sotto controllo soprattutto in questo momento di crisi economica, in questo senso sono importanti tutti gli aiuti alle famiglie e gli incentivi al lavoro femminile.

Che fine fanno questi adolescenti che disertano le aule? «Con certezza non si sa – spiegano all’Unicef – ma il rischio che vadano a ingrossare le file dei minori che lavorano è forte». Rispetto al lavoro minorile nel nostro Paese, dati certi non esistono, quel che è certo, però, che l′avviamento al lavoro dei bambini riguarda sia le aree più povere che quelle industrializzate del mondo.

Chi lascia la scuola. La legge prevede l’obbligo scolastico fino a 16 anni d’età. Ma nei primi due anni delle superiori, il 18,8% (3) lascia. Ma è un dato statistico, in certe zone è molto più basso, in altre drammaticamente più alto.

A Belluno riguarda solo 27 studenti, a Napoli circa 60mila. In parole povere centomila ragazze e ragazzi, che ogni anno si lasciano alle spalle la terza media, si trasformano in “fantasmi”. Non ce la fanno a seguire il corso di studi fino a 16 anni. Per fortuna il fenomeno della dispersione scolastica si è ridotto con il passare degli anni alle elementari, dove la media degli abbandoni non supera l’uno per cento, mentre nella scuola primaria, un tempo la scuola media unificata, la percentuale nazionale si è fermata a quota tre.

Il boom alle superiori. Comunque, il fenomeno dell’abbandono scolastico esplode nei primi due anni delle scuole superiori. L’ultima indagine dell’Istat, pubblicata un mese fa e relativa al 2010, parla di una media nazionale di abbandoni al 18.8 per cento.

Non molti sanno, però, che l’indagine dell’Istat si riferisce solo alle scuole superiori statali. Poco o nulla si conosce della dispersione scolastica negli istituti di formazione professionale gestiti dalle Regioni. E’ quindi certo che la percentuale di giovani  che spariscono dal panorama scolastico è molto più alta.

Il dramma di Napoli. A Belluno le segnalazioni di mancato rispetto dell’obbligo scolastico sono 27. A Napoli 60mila. Nel capoluogo campano, che assieme all’hinterland ha raggiunto il livello di 3 milioni e mezzo di residenti, sarebbe necessario un piano Marshall. Servizi sociali centuplicati, strutture scolastiche all’avanguardia, investimenti robusti nella scuola. In pratica a Napoli e nell’hinterland l’abbandono scolastico sfiora il 50 per cento.

Nove studenti su 10 bocciano la scuola. E tu che ne pensi?

che_noia

che_noiaROMA – Alcuni studiosi hanno fatto una ricerca tra i ragazzi di 11, 13 e 15 anni (quelli delle medie inferiori per intendersi) e hanno scoperto che a voi ragazzi la scuola non piace. Bella scoperta (penserete voi) poteva finire diversamente? Bé sappiate però che tra tutti i ragazzi al mondo che hanno la vostra età (perché la ricerca è stata fatta in 41 diversi paesi) voi vi siete piazzati quartultimi.

Significa che in Italia il disamoramento per la scuola è molto diffuso. Bocciata da parecchi 11enni , 13enni e  senza possibilità di recupero addirittura per il  90 per cento dei 15enni. Infatti più sale l’età e più scende il gradimento: è Inversamente proporzionale. La ricerca viene fatta ogni quattro anni e ha “interrogato” in Italia oltre 77mila ragazzini. Ed ecco i risultati.

A 11 anni “piace molto” solo al 25 per cento dei maschi e al 34 per cento delle femmine, cioè a meno di un ragazzo su tre.

A 13 anni il gradimento scende, per calare a picco a 15 anni quando piace solo al 6 per cento dei ragazzi e all’11 per cento delle ragazze. Cioè meno di 1 studente su 10.
Conclusioni del rapporto: “Questi dati evidenziano come la nostra scuola secondaria sia mal percepita dai ragazzi e quanto lavoro ci sia da fare per recuperare credibilità e fiducia su questo fronte. Se poi, osserviamo come questa perdita di interesse si sviluppi tutta al suo interno e non sia attribuibile invece al passaggio tra primaria e secondaria, si puo’ sottolineare come il problema vada cercato, e possibilmente risolto, nel come la scuola secondaria accoglie e valorizza i ragazzi che vi accedono”.

(fonte: Studio internazionale dell’Health Behavioour in School aged Children)

E tu che ne pensi? Come vorresti migliorare la tua scuola? Scrivi un articolo

Primo Aprile, ecco gli scherzi scritti da voi!

pesce-daprile

Scritto da Anna, 11 anni (Milano)
IL FINTO BRACCIO INGESSATO – Vi racconto un pesce d’aprile fatto dalla mia mamma quando era al liceo. Con l’aiuto di una sua amica, si è fatta ingessare un braccio, e per l’intera giornata ha impietosito tutti col suo braccio al collo,la mamma viveva da sola e si doveva arrangiare. Alla sera, era al cinema con amici, quando è scoccata la mezzanotte, nel silenzio del film ha raddrizzato il braccio rompendo il gesso e spaventando i suoi vicini… ” Pesce d’aprile!!!”,  ha urlato e sono scoppiati tutti a ridere!

 Scritto da Linda, IVB Antrodoco (RI)
IL COMPITO DI GEOGRAFIA Io e i miei compagni abbiamo voluto fare uno scherzo al nostro amico Pietro. Si trattava di un compito di geografia e noi gli abbiamo detto che doveva studiare tre pagine lunghissime per la settimana successiva. Noi sapevamo che non erano da studiare, ma lui no. Così è venuto a scuola preparatissimo perché il giorno prima aveva studiato 2 ore fisso sul libro senza giocare!!!!!!!!!! 

Scritto da Alice, 9 anni (Milano)
LA NOTA SUL DIARIO
Ho fatto un bel pesce d’Aprile alla mia mamma. Quando sono uscita da scuola le ho detto, con aria serissima, che avevo preso una nota sul diario! “La maestra si è molto arrabbiata”, ho rincarato la dose durante il viaggio da scuola a casa. Quando siamo arrivati lei voleva vedere subito il diario, ma con la complicità del papà siamo riusciti a prolungare un po’ lo scherzo… Lui ha preso il diario e ha fatto finta di leggere e ha anche commentato: “Accidenti, che nota!”. Alla fine le ho dato il diario e ha capito che era un pesce d’Aprile!


 

Nel mondo 28 milioni di bimbi non possono andare a scuola

MILANO – Vacanze, evviva! Gli studenti non vedono l’ora di staccare un po’ con la scuola e riposarsi. Ma sapete che nel mondo tanti vostri coetanei non sanno cosa vuol dire vacanza scolastica? E non perché vadano tutti i giorni a a scuola. Piuttosto il contrario. Nel mondo ci sono 28 milioni di bambini che NON SONO ISCRITTI neppure alla scuola primaria, che non imparano né a leggere né ascrivere. E i due terzi sono femmine.

Undecided Chi sono e dove vivono?  I dati allarmanti sono stati forniti dall’Unesco.  La maggior parte dei bambini che non frequenta la scuola vive nei paesi dove c’è la guerra. Molti non vanno a scuola perché hanno paura ad uscire da casa, altri perché a causa dei combattimenti sono rimasti mutilati. E molti altri non possono più andare a scuola semplicemente perché la loro scuola non c’è più: bombardata e distrutta.

Money mouth Soldi, soldi soldi. Oltre a scuole inagibili e distrutte dai bombardamenti, quando uno stato è in guerra spende la maggior parte dei suoi soldi per  rifornirsi di armi e poco o nulla per insegnanti, libri e aule.  Quindi c’è una vittima invisibile tra le migliaia di vittime della guerra. È invisibile, ma ha un’importanza fondamentale: è l’istruzione.

SurprisedPerché è importante imparare? L’istruzione offre le conoscenze necessarie a comprendere il mondo  e ad esserne attori. Aiuta a sostenere i valori umani che contribuiscono al benessere individuale e collettivo. Rende le persone più indipendenti e consapevoli delle proprie opportunità e dei propri diritti. L’educazione influisce sullo sviluppo umano e sulla crescita economica, ed è requisito essenziale per la democrazia. Per lo sviluppo dei popoli. Per la crescita dei paesi più poveri.

 Wink A te magari sembra un dovere, invece è un… diritto! L’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), riconosce che l’educazione è, insieme ad altri bisogni quali cibo, casa e acqua, uno dei fondamentali diritti umani.  Evviva le vacanze, dunque. Ma solo se c’è anche la scuola.

Qualche numero… «Oltre il 40% dei bambini non scolarizzati vive in paesi toccati da conflitti. Questi stessi paesi presentano fortissime disuguaglianze fra i sessi e tassi di alfabetizzazione fra i più bassi al mondo», ha detto Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco. L’Unesco ha fornito numeri molto preoccupanti. Pensate un po’: nel 2009 in Afghanistan si sono registrati 613 attacchi contro scuole, quasi il doppio rispetto ai 347 del 2008. Nei  territori palestinesi della Striscia di Gaza gli attacchi condotti nel 2008 e 2009 dall’esercito israeliano hanno portato alla morte di 350 bambini e danneggiato 280 edifici scolastici. E nello Yemen, durante i combattimenti del 2009 e 2010 tra l’esercito e le forze ribelli, ben 220 scuole sono state distrutte, danneggiate o saccheggiate.

Kahled, fuggito dalla Tunisia perché vuole andare a scuola

LAMPEDUSA – C’è anche Kahled tra i profughi sbarcati a Lampedusa. E’ fuggito dal suo paese perché vuole andare a scuola. E nel suo paese non può più farlo.  Kahled ha 12 anni, vive in un piccolo paese della Tunisia. E’ povero ma è felice di poter studiare. Ha perso la mamma, il papà si è risposato con un’altra donna che ben presto però lo obbliga a lasciare la scuola per andare a fare il pescatore con il papà. Ma a lui questa cosa non va giù. Vuole imparare, vuole andare in classe con i suoi compagni invece che tirare le reti in mezzo al mare. Così quando la rivolta in Tunisia tocca anche la sua isola, Kahled non ci pensa su due volte: partirà per l’Italia. Lì andrà finalmente a scuola. Sale su uno dei tanti “barconi della speranza” e si nasconde nel vano motore. Resta fermo e zitto  mentre salgono i  profughi che avevano pagato il biglietto per Lampedusa. Fermo e zitto anche mentre la barca molla gli ormeggi e il rumore del motore è assordante. Fermo e zitto finché le isole non sono ormai troppo lontane perché decidano di riportarlo indietro. Solo allora salta fuori dal suo nascondiglio: “Ci sono pure io qui ho fame adesso”. Stordito e frastornato dal rumore del motore, sporco di grasso e olio, ma felice finalmente di poter realizzare il suo sogno: ora è a Lampedusa. Ha telefonato subito a suo padre “Sto bene non sono in pericolo ma non tornerò indietro”. Perché non possono andare a scuola?
Sono 700 mila i bambini che vivono a Tripoli. Qui le scuole sono tutte chiuse. Sono circa 200 i ragazzi arrivati fino ad oggi nell’isola di Lampedusa scappati dal loro paese.

Ma sarebbero più di 1 milione di bambini nell’ovest della Libia in pericolo a causa degli scontri fra le forze governative e gli oppositori.

– Save the children ha raccolto le testimonianze di famiglie e bambini a Tripoli e in città vicine, che descrivono la loro paura di uscire di casa, di essere feriti.

Basta al diktat della moda! In Brianza è “camicia e cravatta day”

MONZA – Adolescenti omologati? A Besana in Brianza, paese alle porte di Monza gli alunni della II O dell’Istituto odontotecnico “Gandhi” hanno voluto andare controcorrente. Se oggi la maggior parte dei ragazzi sembra aver fatto dello streetwear una sorta di divisa, un gruppo di studenti ha deciso di dire basta ai diktat della moda, istituendo il “Camicia e cravatta day”, presentandosi in classe vestiti a suon di camicie, gilet e cravatte.
L’iniziativa ha lasciato a bocca aperta compagni di istituto e professori, che al posto dei soliti adolescenti tutti felpe e jeans, si sono trovati davanti uno stuolo di damerini. “Siamo stanchi dell’omologazione – hanno spiegato gli studenti al settimanale brianzolo Giornale di Carate, che riporta la notizia -. Ogni giorno vediamo ragazzi abbigliati con i medesimi vestiti, con gli stessi capelli piastrati e laccati, con quel make-up così vistoso e marcato, con pantaloni troppo stretti o troppo larghi, con mutande in evidenza e pancia fuori. Così abbiamo deciso di farci notare vestendoci nel modo più elegante possibile perché, ormai, l’unico modo di essere anticonformisti è indossare gli abiti più formali che si hanno nell’armadio. Gli altri alunni ci hanno guardato come degli alieni, ma non ci hanno preso in giro. Così pensiamo di riproporre il “Camicia e cravatta day” anche in futuro”. 

E sono proprio gli insegnanti dell’istituto a sperare che la lezione di classe e di stile sia presto ripetuta, magari non solo dai promotori dell’iniziativa, quasi tutti quindicenni, ma anche dal resto degli alunni della scuola.

“Senza il compagno down non veniamo neanche noi in gita”

CATANZARO – “Se non può venire lui alla gita, non verremo neanche noi”. Non c’è età per ribellarsi a un’ingiustizia, come insegnano gli alunni di una scuola media di Catanzaro che hanno protestato contro la dirigente scolastica che non voleva autorizzare la partecipazione alle uscite di un compagno di classe affetto da sindrome di Down. Tommaso (il nome è di fantasia per tutelare la sua privacy) era stato escluso da una giornata dedicata alla visita in un istituto di scuola superiore perché secondo la preside “non c’era nessuno per accompagnarlo”. Peggio ancora, la dirigente aveva chiesto ai ragazzi di mentire al proprio compagno di classe e di non dirgli nulla riguardo alla gita per non creare diffioltà e imbarazzo. Sapete invece cosa hanno fatto i compagni di classe di Tommaso?  Si sono contraddistinti con un grande gesto di solidarietà rifiutando di andare in gita se non avesse partecipato anche il loro compagno down. Insomma: o tutti o nessuno. Dopo tanti episodi di bullismo e violenza che riempiono la cronaca, per una volta questi ragazzi hanno dato dimostrazione di grande sensibilità e animo, dando una grande lezione a chi dovrebbe darla a loro.