Vladimir Putin guida la Russia ininterrottamente dal 1999, e non era mai accaduto fino ad ora che trovasse sulla propria strada un’opposizione così dura. Merito (o demerito), dipende dai punti di vista, di Alexey Navalny, 44 anni, blogger, giornalista, politico, ma soprattutto nemico giurato del presidente russo.
Chi è Alexey Navalny
Negli anni Navalny non ha mai nascosto l’avversione nei confronti di Putin, costruendo nel tempo una vera e propria organizzazione che attraverso blog e manifestazioni di piazza ha raccolto il consenso di alcuni milioni di persone.
Sono tutti cittadini russi che condividono il suo pensiero? A dire il vero no. Diciamo che il blogger ha trovato sostegno tra chi chiede in Russia un cambio nella guida politica del Paese.
Il veleno nelle mutande
Il suo nome è balzato agli onori delle cronache il 20 agosto del 2020, quando rischiò di morire per avvelenamento. Come in certe spy story, o come in alcune puntate di famose serie televisive, Navalny è stato avvelenato da una sostanza, il gas nervino novichok, con il quale è stata trattata all’hotel Xander di Tomsk (in Siberia) la sua biancheria intima. È sopravvissuto all’avvelenamento solo perché l’aereo sul quale si trovava il 20 agosto ha effettuato un atterraggio di emergenza che gli ha permesso di ricevere le prime cure. Se avesse proseguito il suo viaggio di circa tre ore verso Mosca, sarebbe morto. Per alcuni mesi è stato curato in Germania, ma il 17 gennaio di quest’anno è rientrato in Russia, dove è stato processato e condannato a 2 anni e 5 mesi di reclusione per aver sottratto alcuni fondi destinati in beneficenza.
Problemi di salute
In questi giorni le sue condizioni di salute sembrano essersi aggravate, anche se il governo di Putin sostiene che siano soltanto montature per innescare nuove proteste di piazza. Fino ad ora è stato impossibile stabilire se l’avvelenamento fosse stato ordinato da Putin; di sicuro ad agire contro Navalny sono stati uomini dei servizi segreti, persone, almeno in via ufficiale, molto vicine al presidente russo.
Navalny e la democrazia
La vicenda Navalny è comunque utile per comprendere il funzionamento delle democrazie nel mondo. In alcuni Paesi, come appunto la Russia, è piuttosto anomala. Putin di fatto ha cambiato la carta costituzionale per poter continuare a ricandidarsi. Proprio di recente ha ritoccato la Costituzione che gli consentirà, in caso di vittoria elettorale, di rimanere in sella fino al 2036. Le mosse di Putin sembrano copiate purtroppo dalle peggiori dittature africane. Il cambio della costituzione consente a oggi ad alcuni presidenti di rimanere in carica praticamente a vita.
Rieletto anche dopo… la morte!
È il caso del Camerun, dove il presidente Paul Biya guida il Paese addirittura dal 1982.Oppure della Guinea Equatoriale, con il presidente Teodoro Obiang che si ricandida e vince (spesso con brogli) addirittura dal 1979. Un caso emblematico, che forse a casa nostra fa sorridere, è quello dello Zimbabwe, dove il presidente-dittatore Robert Mugabe guidò la nazione dal 1987 al 2017, promulgando persino una legge bizzarra per essere rieletto anche dopo la morte.
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