Minneapolis, gli scontri e l’esempio del Costa Rica

Minneapolis

perché se ne parla

L’11 aprile a Minneapolis Daunte Wright, un ragazzo di 20 anni, è stato fermato dalla polizia per  una violazione del codice della strada. Il fermo è degenerato e la poliziotta, convinta di avere tra le mani un taser e non una pistola, ha sparato uccidendo il ragazzo. In città sono esplose violente proteste.  
Il Taser è una pistola che provoca una scarica elettrica: è un’arma non letale che fa uso dell’elettricità per impedire il movimento del soggetto colpito facendone contrarre i muscoli.

di Luigi Guelpa
Dopo l’uccisione dell’afroamericano Daunte Wright, Minneapolis, la città un tempo famosa per aver dato i natali alla pop star Prince, diventa una sorta di ombelico del mondo degli Stati Uniti, e in parte del pianeta.
La polizia, già finita sul banco degli imputati per la morte di George Floyd, deceduto dopo che l’agente Derek Chauvin gli tenne un ginocchio sul collo per 9 minuti durante un controllo di routine, ora rischia davvero di sparire nella località del Minnesota.
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Minneapolis e la polizia

Lo scorso anno, dopo la morte di Floyd, la possibilità di smantellare le forze dell’ordine sembrava quasi una trovata della presidente del Consiglio comunale Lisa Bender. Oggi, a distanza di un anno da quei tragici avvenimenti, il sindaco Jacob Frey si interroga e non esclude una Minneapolis «Police-Free». Di fronte a questo progetto gli americani, amanti dei sondaggi, si dividono. Un buon 76% degli intervistati ritiene che sarebbe impossibile gestire una città, che purtroppo vanta un tasso di criminalità piuttosto elevato, senza il sostegno delle forze dell’ordine.

Cittadini sentinelle della giustizia

Il timore che possano essere i comuni cittadini a “responsabilizzarsi” fino a diventare sentinelle della giustizia, crea qualche timore. Soprattutto considerando la facilità con la quale è possibile negli Usa acquistare liberamente, e senza particolari vincoli, armi di qualsiasi calibro.

Niente esercito in Costa Rica

Se negli Usa il dibattito prosegue, in questi giorni un’altra località del continente americano, il Costa Rica, festeggia un primato di cui andare orgogliosi: sono 73 anni che nella nazione centroamericana non esiste l’esercito. Il Costa Rica, famoso soprattutto per le sue esportazioni di caffé, si impegna da parecchio tempo a esportare la pace e la serena convivenza. È un’utopia? Tutt’altro.

Più istruzione meno armi

L’esperimento del Costa Rica ha avuto inizio nel 1948, quando l’allora ministro della Difesa Edgar Cardona supportò l’idea del collega dell’Interno Alvaro Ramos di spendere di più per istruzione e salute.
Tutto ruota però attorno alla figura di un presidente che è diventato un esempio per lo sviluppo di pace e convivenza in tutto il mondo, Oscar Arias.
Questo politico, che nel 1987 venne insignito del Premio Nobel per la Pace, sosteneva che la negoziazione fosse il modo migliore per evitare qualsiasi scontro. «Le soluzioni militari ai conflitti dovrebbero essere l’ultima risorsa. I conflitti di qualsiasi genere devono essere affrontati e risolti ad un tavolo delle trattative».

Istruzione gratuita

Forse il mondo politico dovrebbe ascoltare le parole di Arias, oggi 81enne, ma custode di un messaggio e fautore di una spinta sociale unica nel suo genere. Con i soldi risparmiati smantellando l’esercito, oggi il Costa Rica è una delle nazioni all’avanguardia in ecologia e ambiente.  Riesce a garantire l’istruzione gratuita dalle elementari all’università a migliaia di ragazzi.

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